lunedì 5 dicembre 2016

FIN DA QUANDO ERO BAMBINO

Sono disteso sul divano letto davanti alla tele con due miei figli.
E' finito il film, giro e trovo su Bike Channel la Transalp 2015.
Dai che magari si vede anche me, e la guardiamo.

Mio figlio Francesco ad un certo punto mi fa: "Ma papà scusa che gusto c'è a fare tutta sta fatica in salita? Ma come fai a divertirti?"

E come glielo spiego, penso. Infatti non glielo spiego e passo oltre.

Avevo due anni la prima volta che sono andato in montagna.
Ho passato fino ai 13 anni praticamente tutte le estati a Cogne, ho imparato a nuotare a 14 perchè non andavo mai al mare.
A sei anni sono salito con le mie piccole gambe al Money e alti un metro non è uno scherzo.
A 12 anni sono salito sulla cima del Gran Paradiso.
A 22 anni ho preso una strana bici Shimano cambio Shimano sul manubrio, che alcuni chiamavano Rampichino, e sono salito a 2700 metri spingendola quasi sempre. Era il 1988.
Da allora ho corso di sicuro più di 400 granfondo e troppe massacranti corse a tappe.

Quando vado in montagna, a piedi, di corsa, con gli sci, in mtb, in qualsiasi modo, ho bisogno di andare la sopra. Perchè? Per sentirmi migliore.
Sopra, in cima, a volte urlo, a volte piango, a volte mi metto a cantare e saltare. A volte mi guardo indietro e non so più come scendere e ho paura.
Ma non so se ci sono tanti altri momenti in cui sto così bene.

Non sono un alpinista, non sono un arrampicatore, forse sono un biker, ma di certo mediocre ed amatore, non ho mai avuto il fisico e il motore dei "forti".
Sono solo uno che, pieno di paure, riesce a svuotare la sua piccola mente salendo la sopra.

Mio padre mi ha portato in montagna sempre.
Salivamo camminando, sciavamo in discesa e a fondo, dormivamo in bivacchi e rifugi, parlava poco ma mi insegnava le pietre, le rocce, i fiori, gli animali, i sentieri e le corde fisse, lo zaino e i ramponi. Andavamo d'accordo credo solo in questi momenti, ma era un accordo perfetto.
Quando è morto anni fa ho chiamato gli amici cari e sono salito sulle nostre montagne per ore in mtb con loro, e ho lasciato un messaggio tra le pietre su un colle in quota. E sempre penso ai giorni da piccolo mentre salgo.

Ecco mi piace tanto salire perchè posso pensare. Pensando la fatica passa, e io passo il tempo a pensare. In fondo è così semplice.

Fin da quando ero bambino.


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sabato 15 ottobre 2016

UN DEUX TROIS QUATRE

Ci sono volte che sei talmente sazio da non riuscire a proferire verbo.
Ci sono volte che sei talmente felice che vuoi solo gustarti la cosa in silenzio.

Ci sono volte che corri ma è molto di più.
E' emozione, soddisfazione, ammirazione, coinvolgimento, amicizia, stima, rispetto.

Ci sono volte che torni a casa migliore.

Tutto qua.

Alla Roc, a Frejus, è successo.
Cinque biker, Roby, Albi, Luca, Ele ed io.
Il Trophy di quattro giorni, la Gravel, la Dames, la Roc d'Azur.
Polvere, sentieri da urlo, sole, tecnica a fiumi. agonismo. Gente, bikers, festa, ovunque.

Sono andato forte come mai, ho corso con il cuore felice.
Ho visto gli altri correre, ho visto il loro cuore felice.
Ho visto sorrisi che valgono una vita intera.

Ho vissuto ancora una volta una corsa a tappe, ho vissuto ancora una volta quello che voglio solo essere.

Un biker.


BikerForEver

















lunedì 3 ottobre 2016

LA CORSA IGNORANTE

Siamo partiti da nemmeno dieci minuti, in griglia ero abbastanza indietro, non essendo iscritto alla Coppa. Ma sto bene e spingendo forte ne ho passati subito parecchi.
Vedo una maglia rosa lì davanti, ma dai dimmi che ho preso il Davò. Lo affianco fingendo ovviamente di essere a passeggio.

"Oh Fabri ma vuoi farmi faticare oggi? Lo sai che da giovedì abbiamo 4 giorni di gara alla Roc?"

Rido, se dice così è pronto alla guerra. E io ho voglia di spingere oggi, come ai bei tempi.

Andiamo avanti a tutta per oltre un'ora e mezza, e continuiamo a recuperare posizioni. Io su ogni strappo scatto e spingo come un deficiente. Ci portiamo dietro pure il Costa e il Colla, quattro vecchi che giocano come bambini.

Arrivati ai Mulini di Cantarana ci arriva dentro Giorgio, che avendo venti anni di meno si mette subito a menare per staccarci. Roby si attacca, io vado un pò alla canna del gas e in questo lungo tratto tecnico faccio un pò di errori e perdo il treno.

Mi riprende il Costa e pure il Pres, ho l'orgoglio per provare a rientrare sull'ultima salita ma sento i crampi e decido di mollare di colpo, adesso il pensiero della Roc arriva.

Al traguardo siamo felici, ridiamo e scherziamo. Oltre 260 anni in cinque.

Ero andato alla Prevostura per fare un allenamento mirato. Ho corso nella maniera più idiota possibile, ho fatto da M5 il mio record in questa gara immutabile da sempre, ho riso, mi sono divertito come un bambino, e mi sento bene.

La corsa ignorante, Oddio come mi mancava.
Non vedo l'ora di ricominciare amici miei.


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mercoledì 21 settembre 2016

L'AMMUTINAMENTO

Siamo rintanati come superstiti accanto all'unica stufa del Rifugio Sogno di Bertzè.
Fuori diluvia, e fra poco sarà neve visto che siamo intorno allo zero quassù a oltre 2500 metri.
Abbiamo nelle gambe già oltre cinque ore di mountain bike con qualche migliaio di metri di dislivello.

Ci rivestiamo per andare al Rifugio Miserin, in mezzo il colle da scalare a oltre 2800.
Usciamo, si gela. Ci guardiamo e rientriamo.

Mi allontano un attimo e quando torno mi guardano tutti assieme.

"Abbiamo deciso, si scende sotto al diluvio a casa tua a Cogne, i soldi del pernottamento li investiamo in una cena come si deve a ristorante. Se domani smette facciamo un altro giro duro da Cogne".

L'ammutinamento.

Li guardo, sono contento: hanno scelto loro, se ci sdraiamo congelati nella discesa di oltre un'ora almeno questa volta non ho scelto io.

Dai 2000 metri del Cret hanno anche il coraggio di seguirmi sul sentiero tecnico e viscido che piomba sulle cascate di Lillaz.
Abbiamo tutti e cinque il sorriso stampato sulla faccia congelata.

Due giorni a ruote grasse, un centinaio di chilometri e forse 4000 metri di salita, poco importa. Freddo improvviso, sentieri tecnici, pancia sulla sella, pioggia, neve, mani congelate, autostima, troppe birre, genepy, abbracci tra di noi.

Tre volte c'era stato il sole. Era l'ora del maltempo.

Amici nuovi amici di sempre.

CicloAndrea, Angy, Zambo, Elema, io.

Grazie ragazzi, queste sono le cose che non si dimenticano.


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giovedì 15 settembre 2016

FAST & FUN

Come sanno anche le pietre, io sono fatto per le salite interminabili, per portare la MTB in spalla, per scendere su sentieri da capre, e per farlo per ore e per giorni.
E mi piace anche, come una tortura di cui sono dipendente.

Così quando Elema mi fa "mercoledì corriamo il Fast Change a Chieri", avrei voluto dire di no, ma ho pensato che se lei era venuta sullo Tza Seche forse io potevo fare una staffetta sprint...

Così anche se con lo stomaco bloccato per il solito nervoso causatomi dalle solite persone che hanno come missione la tortura della mia psiche (per non dire altre parti corporee...), sono andato a correre in notturna.

Un'ora e qualcosa a staffetta, 6 minuti di giro con 80 metri di dislivello nel centro storico, il buio, l'odore degli altri, il fegato che pulsa, i denti che bruciano, la sensazione di vomito, l'area cambio che sa di 24h, il testimone da passare, l'incitamento tra di noi, "Vai Ele!!", "Vai Fabri!!", i muri delle case troppo vicini, il pavè infido, le scalinate in discesa, l'adrenalina.
Gli agnolotti e la birra dopo.

E' andata a finire che mi sono divertito, e che Ele è anche andata veramente forte.


BikerForEver.









martedì 13 settembre 2016

A ME PIACE COSI'

Correre per accompagnare lei.

Quante volte l'ho visto fare, nelle granfondo e nelle corse a tappe.
Quante volte ho pensato che mi piaceva.
Che era una cosa bella, che era un modo diverso per fare comunque agonismo.

Lui di solito potrebbe andare più forte e per questo può aiutare lei.
Altrimenti non avrebbe senso.

Lo abbiamo fatto di proposito a Masserano, un pò per caso a Sestriere, di nuovo di proposito a Cogne.

Ne sono venuti fuori tre podi, e lei sorrideva ogni volta felice.

Si può chiedere di meglio?


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giovedì 1 settembre 2016

OH NO!!

A volte si buca. A volte si rompe. A volte.

Ma se rompi due volte e la terza buchi, in tre gare, non è molto divertente.

Se poi non riesci a riparare la gomma, se ti fermi sette volte a rigonfiarla tenendola insieme con le fascette di velcro per gli sci.
Se hai 24 minuti di differenza tra tempo pedalato ed effettivo.
Se poi si rompe tutto e ti fai l'ultima discesa della Clavierissima Marathon, di suo già abbastanza tecnica ed infida per la polvere, sul cerchio.

Insomma.

Non benissimo.


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