lunedì 15 agosto 2016

SEI FRATELLO DELL'ORGOGLIO

Non ci passano molti uomini in mtb.
Ci sono passate pochissime donne.

la bici sulla schiena
le corde fisse per tenerti
la cresta che non finisce mai
la quota e il sole che ti asciugano
a 2800 metri di quota dopo ore di salita

Questo è il mio punto G
come eroina.

Solo a farlo potevi capire.
Ora lo sai.
Gli altri non capiranno mai.

Hai salito lo Tsa Seche e sei scesa a Cogne
Non dimenticare di dirlo.

Sei fratello dell'orgoglio.


BikerForEver









venerdì 5 agosto 2016

IL DISTACCO

Il labbro inferiore che trema.
Gli occhi improvvisamente rossi.
Mi abbracci forte come a voler portare con te un qualcosa di me.

Abbracci i tuoi fratelli. Poi tua madre.

Passi il controllo, mentre metti le tue cose nel metal detector e ti volti ancora. Gli occhi rossi e gonfi, il pianto.
Poi ti osservo andare via senza voltarti più.

Passano in un istante diciassette anni di vita davanti a me.
Da quando ti presi in braccio nel tuo primo respiro ad adesso.

Ci vuole coraggio ad andarsene per un anno intero alla tua età.
Coroni il tuo sogno, ma cosa importa. Il coraggio non lo regala nessuno.

Porta con te oltre l'oceano i doni migliori.
Partendo dalla stima che i tuoi amici in questi mesi ti hanno dimostrato.
Vanne orgogliosa.
Tu che hai fatto del dono più eletto, l'umiltà, la tua forza.
Non perderla, non perdere te stessa.

E' ora di imparare a volare Michi. Se non fossi stato certo che ce la farai, non ti avrei lasciato andare.
Vola alto.
Io ti aspetto qui, oggi come sempre.

Buon viaggio, piccola mia.


mercoledì 20 luglio 2016

SENZA FINESTRA

"Rispettandoti potrei
Accettare come sei
Ma io non sono come te

Senza finestra

Fin da quando ero bambino
Fin da quando ero bambino
Fin da quando ero bambino"









BikerForEver



giovedì 7 luglio 2016

LA FORZA DELLA RUOTA E LA FORZA DELLA MENTE

Mi alzo e c'è cielo terso a Sestriere. Aria bella fresca e caldo alla luce del sole, non potevo sperare di meglio oggi.
Saluto Elena che si sveglia per la sua partenza che è più tardi, mi scaldo un pò e vado in griglia. Sono passati sei anni dall'ultima volta all'Assietta Marathon, tanti ricordi in tasca.
Partiamo e per un'ora scendiamo giù verso Pourrieres, con in mezzo tanti strappi che fanno male. In Val Troncea mi passa il Brunelli, mi sento un paracarro. Ma provo a pensare ad altro e continuo a tirare come posso.

Inizia la salita infinita, 18 km per 1800 metri, e mi metto del mio passo senza strafare. Mi passano parecchi, la Meli mi saluta e non provo nemmeno a seguirla ora. Fa molto caldo e voglio stare bene dopo i 50 chilometri,
L'asfalto finisce al colle delle Finestre, inizia la strada di prato e di pietre che sale su a cima Ciantiplagna, faccio il primo tornante e sento un "tac" forte e metallico. Faccio finta di niente ma sento rumore, mi fermo, e vedo che si è sfondato il cerchio. La ruota stortissima tocca contro il carro e rimane frenata. Non se ne parla, salgo in sella e riparto. Ma faccio una fatica bestia, la salita che va su a quasi 2700 metri di quota è già dura di suo, con la bici frenata è un calvario. Mi fermo decine di volte, con il piede prendo a calci il cerchio sperando di raddrizzarlo, ma nulla. Cammino parecchio, mi sento senza più forze, mi passano tutti, la testa crolla e decido di ritirarmi. Solo che faccio prima a proseguire che tornare indietro, per cui vado avanti piano piano.
Scollino e scendo lentamente, ho paura si rompa del tutto il cerchio e di farmi male, e non ho più voglia, morale, determinazione.



Arrivo ad incrociare la salita del colle dell'Assietta verso la sua parte finale, stan salendo quelli del giro classico, e vedo un paio di tornanti sotto Elena. Mi fermo e mi siedo ad aspettarla, dai almeno la saluto.
Arriva e mi metto al fianco, parliamo e le racconto la mia tristezza. Lei è terza e la seconda la vedo avanti di qualche minuto.
Dimentico tutto, e mi metto a tirarla. "Dai andiamo a prenderla Ele, dai che fai seconda". Ed inizio a menare come un deficiente con lei a ruota che continua a gridarmi "molla e non mi seminare!". Sto benissimo, sono pieno di forze, e facciamo i colli seguenti veramente forte, ma senza riuscire ad agganciarla. In cima al Genevris ci buttiamo nella discesa finale fortissimo e quando arrivo al bivio del Marathon, che è un attimo prima del traguardo del classico, le chiedo "ti spiace se faccio che farla tutta?" "Vai pure".
Così faccio gli ultimi 10 chilometri sul bellissimo sentiero "Bordin" a tutta, come se lottassi per chissà quale posizione. Continuo a risuperare biker fino agli ultimi 100 metri degli 85 chilometri di gara.
Passo il traguardo e arriva lei con il turbante in testa, ha appena finito la doccia. Sono sorridente, contento, anche se il tempo finale è ovviamente altissimo. Abbraccio le mie figlie, sono divertito e felice, anche se la bici vorrei buttarla nel primo cassonetto che trovo.

Penso che forse vale più questo 396esimo posto che tante gare chiuse nei primi 150.
Perchè ora so quale è la forza di una ruota rotta, e quale è la forza della mia mente.
Basterebbe avere voglia di usarla.


BikerForEver




mercoledì 29 giugno 2016

IL TURISTA

La gente va nelle Dolomiti. I ciclisti vanno nelle Dolomiti. I biker gareggiano nelle Dolomiti.

Dalla Hero alla DSB, attraverso tante altre leggendarie lunghissime gare in MTB, si vedono griglie di partenza pari a fiumi umani. Tremila, quattromila, cinquemila bikers.
Il fascino delle Dolomiti, le montagne uniche al mondo, l'ospitalità trentina, l'organizzazione teutonica, e avanti Savoia.

A Limone Piemonte, dove ti dicono "il pasta party è buono nè?", siamo arrivati in 330 nel Marathon. Poi c'erano altri percorsi, si parla di quasi 1000 partenti con parecchio ottimismo. Poca gente, gente tosta.
Ho corso le gare dolomitiche, corro da tanti anni queste gare di montagna piemontesi. Un tempo le correvo anche in Liguria e su in Valle, gare ormai presenti solo nelle leggende di noi che siamo M5, M6 o M7. Vecchi.
Da sempre mi chiedo perchè tutti, anche i miei amici più cari, continuino a farsi spennare a Selva o a Glorenza, e non siano mai venuti su queste montagne. Dove non pedali su stradoni di ghiaia deprimenti, ma dove devi conoscere l'arte della guida, saper domare le radici nel bosco o portare la bici sulla schiena in crinali di prato a 2400 metri di quota.

Io domenica, mentre facevo il turista perchè il mio fisico di più non può permettermi ora, ero un uomo felice. Prati, rocce, panorami da togliere il fiato, sentieri fantastici dove guidare davvero, salite da farti svenire, fiori ovunque, mura di forti senza tempo. Mentre mi guardavo attorno mi commuovevo, e non me ne fregava nulla della posizione in classifica. Perchè questi posti li amo, e stanno nei luoghi migliori del cuore.

Mentre vedevo Elema all'arrivo con gli stessi occhi radiosi miei, mentre assieme la mattina del lunedì tornavamo a pedalare su questi posti incantati, mentre pagavo un prezzo onesto in un hotel dove il titolare si mette a parlare dello sci e della montagna, mentre guardavo questo mare di fiori, beh posso proprio dire di essere stato contento che vadano tutti nelle Dolomiti.

Almeno questi posti continuano ad essere come sono sempre stati.


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mercoledì 15 giugno 2016

CROLLO

A Vinadio non ho sbagliato nulla.
Ho mangiato prima della gara e durante in modo adeguato.
Ho dormito bene e mi sono riscaldato bene.
Ho corso stando attento a non andare fuori giri.
Il percorso mi piace e credo sia adatto anche alle mie caratteristiche.

Eppure ho preso una cotta tremenda, e sono letteralmente crollato.

Dopo un paio di ore ho iniziato a non avere più forze e dopo circa tre ore sono stato preda di crampi come mai. Per ben due volte sono dovuto scendere dalla BMC e mettermi a camminare per il dolore lancinante.

Sono arrivato alla fine non so come, con un tempo altissimo.
Amareggiato, deluso ma soprattutto preoccupato.

Il mio fisico ha detto Stop. Adesso non è semplice raccoglierne i cocci e provare a rimetterli insieme.

Oggi dopo tre giorni ancora fatico a camminare, la bici è posteggiata per un pò in attesa di capire cosa mi è successo.

Forse sto solo diventando vecchio, speriamo che in qualche modo me la cavo.


BikerForEver


martedì 31 maggio 2016

ROAD OUTING

Molte domande, molte risposte. Nessuna domanda, nessuna risposta.
In pratica confusione. Incapacità a spiegarsi, esprimersi.

La mia avversione alla strada, alla bici da strada, all'asfalto, appare sempre ingiustificata, insensata, assurda, costosa, inutile.

Un vezzo, una mania. Sei un ciclista, non dire eresie.

Se ribatto sembro altero, stizzoso, altezzoso.

Non mi piace andare su strada perchè a me piace la natura. Sinceramente a me non piace nemmeno molto il ciclismo, raramente lo guardo in TV, persino la MTB sullo schermo mi porta presto a noia.
Io uso la mia BMC full per arrivare là dove a me piace. E' un mezzo, e io lo uso. Può essere un bosco, una montagna, il Sudafrica, un deserto. Non mi piace allenarmi e pedalare. Mi alleno e pedalo per realizzare i miei obiettivi, ovvero anche questi gesti sono un mezzo per ottenere ciò che più di ogni cosa voglio: essere dove mi piace con il mezzo meccanico che mi piace. Ed essere magro e in forma, invecchiare lentamente.
Ho bisogno di sentire la fatica della salita sui sentieri, di sentire i rumori della natura, di fare più salita di quello che il mio fisico può permettersi, ho bisogno di scendere dove fa paura, di sentirmi migliore perchè lo faccio, di sentire la testa che si svuota di ogni pensiero. Ho bisogno di nutrirmi dei miei giri, dei mie boschi, delle mie montagne. Usando un pezzo che adoro, lasciatemi leccare l'adrenalina.

Mi piace l'agonismo, anzi concepisco lo sport solo come agonismo. Come diceva un amico biker di altri tempi che ancora profondamente stimo, "io non pedalo, io corro". Il giorno che smetterò di correre in bici probabilmente smetterò anche di pedalare. Certo mi serve per non ingrassare, ma non mi diverte. La bici è noiosa e faticosa, specialmente su strada. E non mi diverte.
Adoro la tensione pre-gara, alzarmi presto maledendo di averlo fatto, andare tre volte al bagno perchè devo entrare in griglia, sentire l'odore degli altri, attendere il via con le mascelle serrate, partire e sentirmi svenire dopo dieci secondi per lo sforzo. Adoro odiare di aver fatto anche questa gara, adoro essere terrorizzato da una discesa e maledire una salita perchè non ho le forze che vorrei avere, adoro il maltempo che rende la corsa troppo pericolosa e difficile. Adoro correre anche se arrivo ultimo, se sono nessuno, uno sfigato, un perdente.
Pedalo per correre, per perdere, per provare gioia mentre lo faccio. Ed adoro il mio coraggio di continuare a farlo anche se sono un perdente, un nessuno del pedale.

Non mi piace la pista, le fixed, i circuiti, le granfondo su strada, il bmx, l'enduro o che so io. Non mi piace altro che correre in mountain bike.

Odio andare su strada perchè poi mi prende l'agonismo, e inizio a spingere a tutta anche sull'asfalto. E io sull'asfalto sono caduto una sola volta, e mi sono distrutto. E la voglia di agone ha in me sempre il sopravvento, per cui se corro su strada alla fine mi sale, e rischio di esagerare, di farmi male di nuovo. Per una cosa che in realtà non mi diverte. Ha senso? Mi chiedo, ha senso?

Sono quasi certo che nessuno condivida questi pensieri. Posso non essere orgoglioso della mia diversità? Posso non stimare il fatto di essere me stesso sempre e fino in fondo?

Lo scorso weekend sono stato a Firenze, ospite dell'Alby, come sempre un esempio di cortesia ed educazione (grazie di cuore amico mio). Sabato ha corso Elema in fissa, era felice, io per lei, anche se mai ci proverei.
Poi domenica abbiamo corso tutti e tre la Granfondo Città di Fiesole, altisonante nome per una gara organizzata male, gestita male, con un percorso stupido a circuito mal segnalato e in cui non si capiva un bel niente. Ma conta poco.
Mentre l'acqua veniva giù a secchiate ed Elema girava per il corto senza la mia approvazione, mi son trovato a correre ormai quasi ultimo per oltre 50 km per tornare a Fiesole e mentre ero fradicio e non vedevo quasi nulla nel torrente di pioggia che invadeva ogni strada, mi è salito l'agone e ho corso per quasi due ore in salita pianura e discesa come un pazzo, prendendo ogni rischio e spingendo come da molti anni non spingevo su strada. Ne ho ripresi parecchi, e forse non andavo io forte ma gli altri solamente andavano pianissimo essendo gli ultimi. Ma mi è salita, eccome se mi è salita, e ad un certo punto mentre non vedevo nulla ad oltre 40 l'ora bagnato come mai, mi sono reso conto che nemmeno sentivo freddo e non avevo messo manco lo smanicato, ecco allora ho capito che non è bene che corra su strada. E che continui a ricordarmi che a me non piace il ciclismo.

Io sono un biker e tale resto.
Sinceramente, con il cuore in mano, ho solo voglia di corse a tappe sulla mia full e di massacrarmi nel fango.

Vorrei qualcuno capisse, nessuno capirà.


BikerForEver